La ricchezza dei Faraggiana ha permesso loro di essere spesso in anticipo sui contemporanei: hanno arricchito la città di Novara con un Teatro, una villa monumentale, una Fondazione e un palazzo che ospita il Museo etnografico e faunistico.
La famiglia era anche appassionata di fotografia, fino ad ora sono stati rintracciati 23 album, ma nel corso della ricerca si è resa sempre più evidente l’importanza di Caterina nella realizzazione delle immagini: partecipò al Concorso Fotografico Nazionale del 1909 e vinse due premi.
Era lei dunque la fotografa: ci troviamo davanti a una “donna fotoamatrice”, ben prima di Vivien Maier, che risultava un caso raro ancora nel 1971 per un esperto come Ando Gilardi.
Le immagini Faraggiana sono il ritratto straordinario e irripetibile dell’intimità di una famiglia socialmente importante, che guarda anche fuori dalle proprie finestre e agisce per aiutare chi è in difficoltà.
Gli abiti che vediamo raccontano un mondo in cui le disparità sociali erano enormi.
Caterina era certamente una ‘dilettante’ ma il termine, che oggi può essere inteso in senso diminutivo, aveva allora un significato diverso: non implicava improvvisazione quanto naturale inclinazione; molti personaggi illustri furono dilettanti fotografi: Chigi, Primoli, Borghese, Verga, Capuana.
Negli stessi anni Maria Ponti Pasolini, appassionata di architettura e coetanea della nostra fotografa, ritrae le ville e gli edifici romani di cui è imminente la demolizione;
Le immagini Faraggiana arrivano dal passato ma dicono il futuro della fotografia: le informazioni che vi troviamo sul mondo di un secolo fa spiegano quanto, tra cinquanta o cento anni, avremo bisogno di rivedere come eravamo oggi.
La scoperta delle opere di un fotografo sconosciuto è sempre emozionante ma quando in un momento di grandi trasformazioni, a pochi anni dalla proclamazione a capitale del Regno d’Italia, la città sta per cambiare volto e Ponti vuole conservare la memoria del tempo vissuto attraverso la nuova arte usata come narrazione che prolunga la vita di ciò che è accaduto e quindi consente di lasciare una traccia utile, una signora novarese di fine Ottocento ha raccontato se stessa attraverso foto che contengono temi socialmente rilevanti ma chi guarda vede i dettagli rivelatori e significativi per sé.